Trombofilia Ereditaria

Test di Genetica Molecolare

La trombofilia ereditaria è la predisposizione genetica ad una ipercoagulabilità del sangue. Nella maggior parte dei casi si tratta di difetti o alterazioni di uno o più fattori della coagulazione del sangue che espongono a un rischio aumentato per lo sviluppo di trombosi e di aborti ripetuti in gravidanza.

Sono stati identificati diversi geni che possiedono varianti responsabili di una aumentata suscettibilità alla trombosi: Fattore V di Leiden, il Fattore II della coagulazione (protrombina) ed il gene MTHFR (Metilentetraidrofolatoreduttasi). Altri geni sono stati associati a stati trombotici, tra i quali: Fattore XIII, FIBR-B, PAI, HPA, ACE, APOB, APOE.

Essere a conoscenza di possedere un quadro genetico a rischio per l’insorgenza di determinate patologie consente di intervenire adottando appropriate misure terapeutiche e di monitoraggio.

PANNELLO TROMBOFILIA 6 MUTAZIONI: Fattore II, Fattore V di Leiden, Fattore V H1299R, MTHFR (C677T),  MTHFR (A1298C), PAI.

PANNELLO TROMBOFILIA 12 MUTAZIONI: ACE, APOB, APOE, Fattore V di Leiden, Fattore V H1299R, Fattore II, MTHFR (C677T),  MTHFR (A1298C), Fattore XIII, FIBR-B, HPA, PAI.

IL FATTORE II (protrombina) svolge ruolo fondamentale nella cascata coagulativa in quanto la sua attivazione in trombina porta alla trasformazione del fibrinogeno in fibrina e quindi alla formazione del coagulo. La frequenza genica della variante è bassa (1,0-1,5%) con una percentuale di eterozigoti  (portatori di una sola copia della variante) del 3%. Tali soggetti hanno un rischio di trombosi venosa 3 volte superiore rispetto alla popolazione generale. La compresenza della mutazione Fattore V Leiden aumenta il rischio di trombosi di 100 volte.

IL FATTORE V  è un cofattore essenziale per l’attivazione della protrombina (fattore II) a trombina. La variante genetica R506Q, definita variante di Leiden, causa una maggiore attività pro- coagulante del Fattore V che predispone alla trombosi. La frequenza dei portatori in Italia è pari al 3%. I soggetti eterozigoti (portatori di una sola copia della variante) hanno un rischio 8 volte superiore di sviluppare una trombosi venosa, mentre gli omozigoti (portatori di entrambe le copie) hanno un rischio pari ad 80 volte. Tale evento trombotico è favorito in presenza di altre condizioni predisponenti quali la gravidanza o interventi chirurgici. Recentemente è stata individuata una nuova mutazione sul gene del Fattore V: H1299R che comporta un ulteriore aumento di rischio trombotico nei portatori della mutazione fattore V di Leiden.

LA MTHFR (metilentetraidrofolatoreduttasi) è un enzima coinvolto nel metabolismo dell’omocisteina. Le varianti C677T e A1298C sono associate ad elevati livelli di omocisteina nel sangue, oggi considerati fattori di rischio per malattia vascolare, (trombosi arteriosa). Nelle donne in gravidanza queste varianti sono associate ad un rischio aumentato di abortività e difetti del tubo neurale.

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